” “A livello “operativo” i vescovi della Calabria chiedono ai politici attenzione alla famiglia (“con politiche familiari in favore dei giovani e dei soggetti più deboli, come gli handicappati, gli anziani e gli immigrati”), al lavoro come “assoluta priorità”, alla sanità (“il calabrese ha diritto di curarsi nella sua terra”), alla scuola, alle infrastrutture (“urge un piano chiaro sulla viabilità, sulle ferrovie”), alla crescita culturale e valorizzazione del patrimonio artistico, al turismo, “una delle grandi prospettive”, all’agricoltura (anche “incoraggiando i prodotti biologici e tipici”), all’industria e all’artigianato (“si superi la difficoltà di accesso al credito”, servono “piccole e medie imprese, specie familiari”) e al Mediterraneo. “L’Europa scrivono dovrebbe investire di più in questa terra per farla uscire dalla perifericità, perché diventi, in concreto, mano aperta sul Mediterraneo che la bacia e la timbra di tanta storia. Allora veramente la Calabria, per l’intelligenza di chi progetta e guida, potrà crearsi un futuro migliore”. I vescovi concludono precisando che la lettera “non vuole essere una invasione di campo, ma solo l’eco di quanto ascoltiamo dalla nostra gente”, per essere “compagni di viaggio e voce morale per una sinergia nuova, che ci aiuti ad uscire dalla chiusura puritana delle diversità e permetta un incontro fecondo nel dialogo per il possibile che è intuito da tutti e che deve essere riflettuto, studiato e servito da chi ci conduce e ci interpreta”.