ITALIANI ALL’ESTERO: TANTE ESPERIENZE DI CHIESA, DA KABUL AL MAREMOTO IN THAILANDIA, DALLA GERMANIA ALL’ARGENTINA

” “Italiani in Nord Africa, a Kabul, in Germania, in Thailandia, in Argentina e, a fianco, la Chiesa. Tante esperienze che saranno raccontate da domani al 24 febbraio nel corso del 1° convegno internazionale “Missionari italiani nel mondo” che si svolgerà a Roma. La storia di un missionario italiano a Kabul, p.Angelo Panigati, sacerdote barnabita arrivato in Afghanistan nel 1965, sarà raccontata, ad esempio, dal giornalista del “Messaggero” Valerio Pellizzari. L´Italia è stata infatti il primo Paese occidentale a riconoscere l´indipendenza dell´Afghanistan e per questo l´allora re Amanullah consentì che si aprisse una Chiesa cattolica all´interno dell´Ambasciata italiana, affidata proprio a p. Panigati, inviato da Papa Pio XI, con l´impegno di non fare proselitismo ma solo assistenza ai cristiani del luogo. La Chiesa, l´unico luogo sacro cattolico nel Paese, venne aperta al culto il 1° gennaio 1933. Il sacerdote – che oggi vive in Italia – è rimasto a Kabul fino al 1990. Della trasmissione della lingua italiana tramite i media parlerà invece don Corrado Mosna, missionario italiano a Giessen, in Germania. Dove esistono missioni cattoliche italiane nel mondo la Chiesa ha infatti mantenuto come lingua ufficiale l´italiano. E in Germania, nonostante la presenza di diverse testate laiche, sono numerose le riviste italiane gestite dagli scalabriniani. Tra i missionari italiani in emigrazione c’è anche padre Carlo Velardo, salesiano in Thailandia, che però non interverrà al convegno perché impegnato nella conclusione dell’anno scolastico del centro professionale per giovani non–vedenti che dirige. P.Velardo racconta all’agenzia Migranti-press la sua esperienza durante il maremoto nel Sud–Est asiatico: “Fin dalle primissime ore della tragedia la Chiesa è stata presente sui luoghi del disastro per portare conforto e aiuto alla tanta gente ancora in preda allo stupore e allo shock”. Le immagini televisive sulla catastrofe, precisa, non sono “riuscite a rendere la tragedia che è nel cuore di persone che si sono viste private di tutto, dalle persone care alle abitazioni e ai mezzi di lavoro. In tutto questo buio di distruzione e morte – aggiunge – si sono però accese tante luci: innanzitutto l´unità della Chiesa tailandese, che si è trovata concorde in tutte le sue componenti nel coordinare gli aiuti. Poi la solidarietà di tanta gente, che si è resa disponibile a fornire generi di prima necessità, ma anche in altri servizi, dall´inserimento dei dati delle vittime nei computer alla ricerca e trasporto dei morti. E tra volontari ci sono stati tantissimi giovani”.