” “Si tratta ha detto mons. Betori di “rendere la presenza e il contributo della Chiesa nel territorio più significativi e interessanti per i cattolici ma anche per quanti non si riconoscono nella vita ecclesiale”. Il segretario generale della Cei, ha poi ribadito che il luogo primario dove dispiegare tutti questi sforzi è la parrocchia, “la dove ha spiegato i cambiamenti segnano più da vicino la vita quotidiana delle perosne e dove quindi più si avverte la frattura tra la tradizione cristiana, che trovava nella famiglia e in genere nella società il proprio supporto, quella tradizione a cui finora abbiamo affidato il compito della trasmissione della fede, e un ambiente culturale che da essa sempre più si distacca e che va, pertanto, nuovamente evangelizzato”. Mons. Betori ha quindi concluso il suo intervento lanciando un invito: quello ad “uscire da una sorta di atteggiamento subalterno del mondo cattolico nei confronti delle egemonie culturali che tendono ad emarginarlo”. Questo atteggiamento ha aggiunto “nasce dalla convinzione che nel Vangelo ci è data una fonte di piena verità sul mondo e sull’uomo” e “il primo ambito in cui deve emergere questa consapevolezza propositiva del cristiano oggi è quello delle comunicazioni sociali”.
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