PROTOCOLLO DI KYOTO: KARL GOLSER, “E’ SOLO UN PRIMO PASSO. ANCHE LA CHIESA FACCIA UNA VERIFICA ENERGETICA SUI PROPRI EDIFICI”

” “”E’ un primo passo, è solamente una spinta. Ciò che si chiede ai governi è ancora è troppo poco rispetto a quello che si dovrebbe fare”. Commenta così Karl Golser, direttore dell’Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato di Bressanone, l’odierna entrata in vigore in 141 Paesi del protocollo di Kyoto contro l’emissione dei gas serra. Secondo Golser “il protocollo di Kyoto è troppo poco rispetto a quello che veramente si dovrebbe fare – afferma in un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo Sir bisettimanale -. Mancano i grandi Paesi come Usa, Australia e Cina che consumano moltissimo e consumeranno ancora di più con l’aumento della produttività. Finora l’Italia ha fatto relativamente poco, ora dovremo impegnarci più a fondo”. A suo avviso “il piano del governo italiano è legato alla politica americana e dietro naturalmente ci sono anche gli interessi economici delle industrie petrolifere”. Ma è soprattutto “un problema di stili di vita non più sostenibili”. Anche i blocchi della circolazione e le targhe alterne, aggiunge, “sono utili solo se si riesce ad abbassare i picchi quando c’è l’inversione termica”: “In Alto Adige, ad esempio, nonostante il blocco stradale il valore è aumentato a causa dei venti del sud che portavano lo smog dalla pianura padana”. Golser è scettico sul raggiungimento, da parte dell’Italia, degli obiettivi prefissi (tagliare le emissioni del 5% entro il 2008-2012): “”Ho i miei dubbi, perché ci sono dietro motivazioni economiche, ma almeno bisogna iniziare. Alcuni sono ottimisti, ma si tratta soprattutto di linguaggio politico”. In ogni caso, le multe alle industrie che inquinano possono essere un buon deterrente perché “una legge o una convenzione senza sanzioni non funziona – osserva -. Certo, se poi le industrie calcoleranno che l’effetto della multa è minore rispetto agli investimenti da fare allora sarà tutto da rivedere”. Anche la Chiesa, a suo avviso, “potrebbe impegnarsi di più facendo una verifica energetica dei propri edifici: va bene predicare, ma dobbiamo anche dare il buon esempio”. “Finora ci sono state tante belle iniziative ma manca un pensare sistemico – conclude -, si considera il singolo problema e non tutto l’insieme. Comunque su questi temi la Chiesa italiana si è svegliata”.