Nella sua prolusione all’Università Cattolica, mons. Betori ha rinnovato l’invito alla comunità cristiana a trovare una profonda unità tra parola e testimonianza perché "i gesti non illuminati dalle parole risulterebbero ambigui e incapaci di trasmettere il mistero nella sua interna logica agapica e nella sua carica di senso". È questa ha aggiunto il segretario generale della Cei "una delle dinamiche oggi più difficili della comunicazione della fede. Non a caso nelle nostre comunità molte tensioni nascono sul terreno dell’opposizione tra le esigenze della contemplazione e quelle dell’azione, tra le ragioni della testimonianza e del servizio e quelle dell’annuncio".
"Il bisogno di nutrire la fede di verità ha sottolineato mons. Betori – è oggi essenziale, se si vuole sfuggire alle ricorrenti tentazioni di risolvere l’esperienza di fede in una tensione religiosa vaga e nutrita solo di figure che scivolano nella mitologia e di imperativi legati ai cosiddetti valori etici". Poi, proseguendo su questa riflessione, il segretario generale della Cei, ha detto: "Non basta un cristianesimo che si mostra nella carità ma rischia di essere confuso con una qualsiasi agenzia sociale", occorre "rendere ragione" e "solo la comunicazione può assicurarlo. Anche questa è carità: è la prima carità, quella del Vangelo". È – ha detto mons. Betori usando un’espressione cara a Rosmini – "l’esercizio della carità intellettuale". "Accompagnare la comunicazione del Vangelo con una rigorosa riflessione teologica significa porre la fede al riparo dai pericoli del fideismo e del fondamentalismo, coniugandola con una ragione idonea a instaurare il dialogo a partire da un’appartenenza convinta irrinunciabile e, al tempo stesso, capace di interpellare gli uomini di tutte le culture". Quali sono le doti richieste per poter realizzare questa impresa? Innanzitutto ha detto mons. Betori "un profondo atteggiamento di umiltà e sobrietà da parte di chi insegna e studia la teologia", ma anche la consapevolezza che è sempre "nel silenzio, nella profondità del cuore che accade l’incontro che genera la fede, la sua comprensione e la sua comunicazione".