Il Governo dello Sri Lanka ha bloccato le registrazioni delle organizzazioni internazionali arrivate in massa dopo lo Tsunami. “Troppa confusione. Troppa gente che non conosce il nostro Paese, la nostra gente”. Così ha spiegato la situazione il primo ministro dello Sri Lanka, Hon. Mahinda Rajapaksa, a Guido Barbera, presidente del Cipsi, Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale – che rappresenta 36 associazioni di solidarietà internazionale -, nell’incontro ufficiale avuto con la delegazione del Coordinamento. Il Governatore della Regione di Hambantota ha richiesto ufficialmente al Cipsi di farsi carico della ricostruzione di tre villaggi a Malewa: case, acqua, energia elettrica, riavvio delle attività produttive, pesca e la costruzione di un ospedale pediatrico. Nello Sri Lanka esiste attualmente un solo ospedale per i bambini per circa 20 milioni di abitanti. “L’emergenza è finita, non tutti però hanno ricevuto gli aiuti” spiega il presidente del Cipsi, appena rientrato dalla missione di una settimana in Sri Lanka -. Il Governo non è ancora stato in grado di raggiungere tutte le persone colpite. Nelle zone costiere dei grandi complessi alberghieri americani ed internazionali, è quasi impossibile, a prima vista, scoprire i segni dello Tsunami. Tutto è stato ripulito con rapidità impressionante. Le televisioni già dimostrano come sia già possibile tornare ad ammirare le bellezze del Paese e a godere del suo meraviglioso sole". A Nord di Colombo, un ponte divide la zona colpita con Chilaw, zona ufficialmente non disastrata. "Le tende non sono molte. I campi di accoglienza solo due. Nessun aiuto è arrivato. A Jaffna, zona al Nord controllata dai Tamil, non è facile arrivare e si deve essere autorizzati. Nessuna organizzazione internazionale è arrivata", denuncia il Cipsi. “Riavvio della pesca e costruzione delle case conclude Barbera -. Queste sono oggi le due priorità per il governo e per gli aiuti internazionali”.