” “In Italia la “disaffezione scolastica” raggiunge quote del 50%, con soltanto un terzo dei casi che rientrano nella categoria vera e propria della “dispersione scolastica”. A fornire il dato è stato Felice Crema, dell’Università Cattolica, che ha messo l’accento sullo “scarto” tra il quadro generale della riforma Moratti e il decreto attuativo in via di approvazione, che “non contiene richiami alle innovazioni” introdotte, prima fra tutti la “pari dignità” tra i due canali dell’istruzione liceale e della formazione professionale. In secondo luogo, ha fato notare il relatore, “la volontà di permettere alla grande maggioranza delle istituzioni scolastiche di rimanere all’interno del percorso liceale comporta una confusione della proposta formativa. La parola ‘licealizzazione’ rischia in questo contesto di apparire non un termine in grado di qualificare i percorsi ma uno strumento per bloccare la nascita di un sottosistema della formazione professionale effettivamente equipollente al canale liceale. Di questa situazione i primi a pagare saranno gli istituti tecnici”. L’effettiva “pari dignità” tra i due canali di istruzione, ha fatto notare Emilio Gandini, presidente dell’associazione “Forma”, che raccoglie l’90% degli enti di formazione professionale di ispirazione cristiana, comporta la necessità di “un forte recupero della cultura del lavoro in un quadro di educazione permanente”: insistere sulla “licealizzazione”; al contrario, porterebbe “alla creazione di un soggetto ibrido, provocando una sorta di ‘banalizzazione liceale’ accanto aduna ‘povertà professionale’ dei percorsi che non sarebbero in tal modo in grado di soddisfare le esigenze poste dalle imprese e dalle categorie professionali”. Stando ai dati di “Forma”, sono circa 150mila i giovani che ogni anno scelgono la formazione professionale (ma il dato varia da Regione a Regione), pari al 5,6% dell’intera popolazione scolastica italiana.