QUARESIMA: CARD. STAFFORD, DIO CONCEDA AL PAPA LA "GRAZIA" DI PORTARE AVANTI IL SUO "CARISMA". UN INVITO A "DARE L’ESEMPIO DI VITA CRISTIANA AUSTERA"

"Avvertiamo la sua spirituale presenza fra noi e lo ricordiamo con affetto chiedendo al Signore che gli conceda le grazie necessarie al suo primaziale carisma di confermare nell’unità della fede i fratelli". Con queste parole il card. James Francis Stafford, penitenziere maggiore della Penitenzieria Apostolica, ha ricordato Giovanni Paolo II – dalla notte del 1° febbraio ricoverato al P Policlinico Gemelli di Roma – presiedendo oggi, a suo nome, la Celebrazione della Parola in occasione dell’imposizione delle Ceneri. Tema dell’omelia del porporato, la "Conversione", a partire dalla consapevolezza che "la nostra fede non è un’ideologia, ma l’adesione al Cristo Signore". Stafford, in particolare, ha citato i "tre modi per vivere la conversione" nel tempo di Quaresima: "l’elemosina, cioè la condivisione; la preghiera, cioè l’affidarsi al Signore; il digiuno, cioè la capacità di sapersi imporre dei limiti. Ma questi comportamenti non significano vera conversione, se motivati da convenienza puramente formale". Di qui l’invito del cardinale a "dare l’esempio di una vita cristiana austera, perché il nostro sguardo sia libero di servire solo Dio, cercando sempre il bene dei nostri fratelli". "Prima dei solenni documenti, è il libro della nostra vita, che deve rendere testimonianza al mondo, che la riconciliazione, cioè la pace, è possibile", ha ammonito Sfafford, secondo il quale "non vi sarà pace, senza l’attenzione indispensabile ai poveri, la cui responsabilità nell’odierno disastro ecologico risiede principalmente nella nostra società dei consumi". Un monito, questo, valido anche perla Curia Romana, ha ricordato il cardinale, dove "facciamo esperienza quotidianamente dei nostri limiti e della nostra fragilità". Nonostante ciò, ha fatto notare Stafford, "solo la Chiesa, in quanto corpo di Cristo, è in grado, all’inizio di questo terzo millennio, di comporre nell’intimo dell’uomo come nella comunità umana, le tensioni che il mondo vive a tutti i livelli. Il Santo Padre – ha concluso il porporato – ci ha frequentemente richiamato al dovere di dare alla Chiesa come al mondo, l’alto esempio della reciproca concordia, della pace, nel suo senso più nobile, in quanto cioè ha origine da Cristo".