BACHELET: A 25 ANNI DALL’UCCISIONE IL RICORDO DI "UN CRISTIANO CHE HA VISSUTO PER SERVIRE"

Oggi, 12 febbraio, ricorre il XXV anniversario della morte di Vittorio Bachelet, ucciso a Roma dalle Brigate rosse al termine di una lezione universitaria. "Non era mai accaduto che un cristiano mostrasse con tanta evidenza e sacrificio, quella ‘indole secolare’ che – dice il Concilio – gli è ‘propria e peculiare’ – scrive il giornalista Piergiorgio Liverani in un articolo pubblicato oggi sul Sir bisettimanale -. Del Concilio Bachelet aveva fatto una duplice scelta: di vita e associativa. Di vita, perché non aveva mai nascosto di essere impegnato ‘da cristiano’ come docente e come servitore ai vertici della Repubblica. E associativa, perché, fin dall’inizio del suo servizio come presidente dell’Azione Cattolica scelse il Concilio, allora in pieno svolgimento, come ‘via maestra’ per il rinnovamento dell’associazione. A riforma completata con lo Statuto del 1969, seguirà la ‘scelta religiosa’, da molti tardivamente compresa nella sua coerenza costitutiva". Eppure, continua Liverani, "troppi hanno dimenticato che il presidente della ‘scelta religiosa’ era anche il presidente preoccupato dell’educazione all’impegno politico". Secondo Liverani, Bachelet "maturò con grande anticipo quei contenuti ideali che ancora oggi caratterizzano l’Ac". Finito il suo lungo servizio di presidente dell’Azione cattolica (dal 1964 al 1973) assunse tre anni dopo un altro servizio: quello di vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. "In quello stesso salone del Palazzo dei Marescialli, due anni prima del suo ‘martirio’ nella sua università – ricorda Liverani -, i membri di quel consesso lo avevano sentito ricordare con coraggio ("Se noi tacessimo griderebbero le pietre") le figure di un magistrato e di Aldo Moro, anch’essi vittime delle Brigate Rosse". Nato il 20 febbraio 1926 a Roma, Bachelet a 33 anni (giugno 1959), fu nominato da Giovanni XXIII vicepresidente dell’Azione Cattolica italiana. Nel 1973 divenne vicepresidente della Commissione pontificia per la famiglia, del Comitato italiano per la famiglia, della Commissione italiana "giustizia e pace". Dal 1974 assunse la cattedra di diritto pubblico dell’economia presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Roma "La Sapienza". Venne ucciso il 12 febbraio 1980.