Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Alleanza Nazionale ha celebrato il suo decennale e, poi, a ruota si sono tenute le assise dei Ds e del Pri, mentre Forza Italia ha utilizzato la finestra mediatica del passaggio congressuale diessino per un consiglio nazionale. A meno di due mesi ormai dalle elezioni regionali questi appuntamenti hanno ovviamente rappresentato un’occasione per serrare le fila, ribadire le scelte di schieramento, rilanciare insomma le ragioni di un bipolarismo che, nella versione attuale, dovrebbe riproporre, salvo clamorosi colpi di scena, alle politiche del 2006 un nuovo confronto tra Berlusconi e Prodi. Non sembrano allo stato infatti inserirsi, verso quello che verosimilmente sarà l’ultimo appello di una lunga sfida, terze forze. Ci sono, è vero, due "incomodi": i radicali e il movimento creato da Alessandra Mussolini federando alcuni gruppi di estrema destra. Se quest’ultima pare intenzionata a correre da sola per misurare il proprio appeal mediatico ed onomastico, eventualmente da rivendicare in sede di trattativa per le elezioni politiche, i radicali si sono pubblicamente messi a disposizione per essere "ospitati" da uno dei due schieramenti alle regionali, in modo da potere ottenere, comunque sia, qualche rappresentante. A questo proposito qualcosa va detto: la novità maggiore degli Statuti regionali, a parte alcune dichiarazioni di intenti politici un poco stravaganti e, come tali, stigmatizzate dalla Corte costituzionale, come sulle unioni omosessuali, è stata proprio il generalizzato aumento del numero dei consiglieri regionali.
Al di là degli interessi (e dei costi) della classe politica, anche nella prospettiva dell’integrazione e della competizione europea, di Regioni che funzionino e sappiano realizzare al meglio non astratte proclamazioni ideologiche, ma quelle politiche pubbliche che sono loro affidate dalle riforme costituzionali già realizzate e anche dalle ulteriori in corso di elaborazione, c’è grande bisogno.
Ritorniamo così al carattere del nostro sistema politico nell’attuale fase bipolare: la temperatura dello scontro è sempre più alta, ma l’agenda delle cose da fare è sempre più obbligata, sempre più "bipartisan". Come evitare questa apparente schizofrenia? Attraverso una robusta presenza e una chiara capacità di iniziativa delle forze sociali, culturali ed economiche. Questo vale nelle diverse Regioni, ma vale ovviamente anche sul piano nazionale. È fondamentale, al di là delle ragioni del confronto e dello scontro politico, fissare quadri più largamente condivisi di sviluppo e di indirizzo. Come è stato, ad esempio per la legge 40 sulla fecondazione assistita, approvata da uno schieramento assai ampio. I referendum per la sua abrogazione parziale sono in calendario dopo le regionali. È un appuntamento di cui salvo i radicali le forze politiche giustamente parlano poco ed a proposito del quale cresce l’orientamento per una seria, chiara, lungimirante e motivata astensione.