CEI: INCONTRO TRA CATTOLICI, PROTESTANTI E ORTODOSSI SUL “CROCIFISSO”, LA “LAICITA'” DEVE “RICONOSCERE ANCHE LA DIMENSIONE SOCIALE E RELIGIOSA” (2)

” “Tra cattolici, ortodossi e protestanti – è stato rimarcato nell’incontro di ieri alla Cei sul “crocifisso” – esistono “differenze” riguardo all’esposizione dei simboli religiosi nello spazio pubblico, in particolare a scuola, nei tribunali, negli uffici pubblici in genere. La tradizione ortodossa “pone un forte accento sulla resurrezione prima che sulla crocifissione”, e manca “una specifica elaborazione sull’esposizione dei simboli religiosi nello spazio pubblico”, affidata “alle particolari sensibilità nazionali”. I cattolici hanno osservato che “in Italia il crocifisso è un simbolo religioso che risponde al sentire più profondo della comunità e concorre a definirne l’identità, in quanto radicato nella storia e nella tradizione del Paese”; la sua esposizione “non contrasta” quindi con il “principio di laicità”, che come ha sancito la Corte Costituzionale “implica non l’indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzie dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”. I protestanti, infine, “hanno richiamato con forza quel principio di laicità per cui è proprio l’assenza di particolari simboli religiosi nello spazio pubblico a garantire tutte le comunità di fede della libertà religiosa e di un effettivo pluralismo”, rilevando “il rischio, in un tempo di secolarizzazione, di un utilizzo prevalentemente civile e quindi teologicamente improprio dei simboli religiosi”.
” “La componente luterana, inoltre, ha sottolineato la propria “specifica sensibilità” che si esprime nell’esposizione del crocifisso nell’ambito della propria liturgia, mettendo l’accento sulle “particolari responsabilità di una Chiesa di maggioranza nell’affermazione della propria identità nel contesto storico e culturale della società in cui è inserita”. Un autentico “principio di laicità”, hanno concluso i partecipanti, ha come presupposto il riconoscimento del “diritto alla libertà religiosa”, da parte di uno Stato che non sia un “coacervo anonimo degli indistinti”, bensì “una casa capace di accogliere uomini e donne con convinzioni ed orientamenti che non coincidono, ma possono e devono pacificamente coesistere”.