” ““Difendere e tutelare Fiat non è un'”opzione di valore”, ma una scelta obbligata: non esiste Paese avanzato senza un sistema di grande industria che funzioni, e che non sia ostaggio di capitali stranieri, per quanto “amici” possano essere”. E’ quanto scrive sul Sir di oggi (old.agensir.it) Marco Bonatti, direttore “La Voce del Popolo”, settimanale della diocesi di Torino, commentando la crisi della casa automobilistica torinese. Secondo Bonatti nel braccio di ferro tra il Lingotto e General Motors (Gm)è in ballo “l’interesse nazionale” e “nessuno può credere che sono in gioco solo soldi privati e interessi dei singoli azionisti. I governi (italiano, tedesco, per via di Opel, proprietà europea di Gm ugualmente in crisi) sono in prima linea; i sindacati hanno qui l’occasione per riprendere un po’ di fiato e di spazio, dopo anni e anni di purgatorio”. “Da anni prosegue il direttore – Fiat non ha modelli validi da proporre sul mercato, e i frutti della svolta potranno farsi sentire solo tra qualche anno ancora; le strutture produttive, per vari motivi, non sono state aggiornate; l’accordo con Gm siglato ancora da Gianni Agnelli è fuori tempo massimo, rispetto alle ristrutturazioni che tutti gli altri grandi produttori hanno avviato negli anni ’90; alcune scommesse torinesi sulla globalizzazione sono andate male (Argentina soprattutto)”. La ‘via italiana alla globalizzazione’ si domanda Bonatti – è quella del ‘polo del lusso’, o non piuttosto quella di Terni, dove un padrone tedesco chiude un reparto strategico per riportarsi a casa sua le produzioni di qualità?”. La svolta potrebbe venire da Mirafiori: che “potrebbe essere trasformata in un ‘laboratorio dell’automotive’, costituire la base di un nuovo modo, mondiale, di fare auto: non più con un solo marchio, ma attraverso reti di accordi che sfruttino al meglio le potenzialità di produttori diversi, intorno a un “cuore” che non sarebbe più sulle linee, ma nei centri di progettazione e ricerca, nell’alta formazione di personale, come accade appunto con il corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo aperto dal Politecnico di Torino per “festeggiare” il primo secolo della Fiat”.