LAVORO: CONVEGNO CEI, LOTTA AL "LAVORO NERO" E "STATUTO DEI LAVORI" GLI ANTIDOTI ALLA "PRECARIETA’"

Una delle "sfide" più grosse da vincere sul mercato del lavoro è quella dell’ "ampia fascia di lavori irregolari che caratterizza l’economia italiana rispetto a quella degli altri Paesi". Lo ha detto Angelo Pandolfo, docente di diritto del lavoro e della previdenza sociale presso l’Università "La Sapienza" di Roma, aprendo oggi il 4° Seminario nazionale per sindacalisti credenti, svoltosi oggi a Roma per iniziativa dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro. L’ultima legislazione in materia, ad esempio, ha introdotto la possibilità del "lavoro a chiamata", che però – ha osservato il relatore – "può limitare pesantemente la libertà della persona che lavora, e non ha caso è una forma di lavoro che è stata rigettata dalla contrattazione collettiva". Una "piaga" grave che affligge l’Italia è senza dubbio quella del "lavoro nero": "E’ urgente un nuovo quadro legislativo che assicuri un’azione realmente alternativa al lavoro nero, in stretta relazione col territorio", ha ammonito Pandolfo, "per evitare che azzerare il lavoro nero, soprattutto in alcune regioni del Paese, significa azzerare qualsiasi possibilità di lavoro". In un mercato del lavoro in cui la "discontinuità" fa emergere "l’inadeguatezza di un sistema di tutela diffusa", Pandolfo ha rilanciato l’idea di uno "statuto dei lavori" come "riconoscimento di un insieme di diritti da riconoscere a chiunque, in qualsiasi forma – dipendente o autonoma – vive del suo lavoro, e al quale va riconosciuta una base minima di diritti che comunque gli competono". Un progetto, questo, che tuttavia – ha ammonito il relatore – rischia di rimanere "evanescente", se lo statuto "si limita a fornire un elenco di diritti sociali, il cui catalogo è peraltro molto ampio e già riconosciuto dalla nostra Carta costituzionale". "I diritti vanno strutturati, riempie di sostanza, individuando risorse che consentano di rendere effettivi i diritti di chi vive del proprio lavoro", ha concluso Pandolfo riferendosi allo "statuto dei lavori": "Per i sindacati, ciò comporta la valorizzazione della dimensione territoriale della contrattazione collettiva, che deve saper coniugare insieme gli interventi sui singoli rapporti di lavoro e quelli sul più ampio mercato del lavoro, finalizzati a promuovere occupazione di qualità".