CITTÀ: MONS. COCCHI (MODENA), "METTERE AL CENTRO IL VALORE DELLE PERSONE"

"Una città ‘migliore’ dipende dalla nostra capacità di individuare fini, valori, priorità condivise…". Lo scrive mons. Benito Cocchi, arcivescovo abate di Modena-Nonantola, nella lettera alla città per il 2005, messaggio che la Chiesa modenese rivolge tradizionalmente ai cittadini e alle istituzioni, in occasione della solennità del patrono San Geminiano (31 gennaio). La lettera, che quest’anno ha per titolo "Intelligenze e cuori per il bene della città", è stata presentata dall’arcivescovo questa mattina, nel corso di una conferenza stampa. Con questo messaggio, ha detto mons. Cocchi, "la Chiesa modenese intende offrire spunti di riflessione, elementi di giudizio per la ricerca di un ‘terreno comune’ su cui fondare una vita pacifica e ordinata della città, nella ricerca del bene comune, come bene di tutti coloro che vivono e lavorano a Modena". Secondo l’arcivescovo, "abbiamo bisogno di allenarci al dialogo, al riconoscimento delle difficoltà, al discernimento nei confronti del bene comune della città. E abbiamo bisogno del concorso di tutte le realtà, delle istituzioni e dei cittadini, di una città dove si incontrino le intelligenze e i cuori delle persone. Dove si incontrino le intelligenze che intendono aprirsi ad un orizzonte comune, al cui interno nessuno può illudersi di essere felice prescindendo dalla felicità degli altri. Dove si incontrino i cuori perché prima di ogni regola c’è il cuore, il centro della coscienza personale, la sede del senso da dare anche alla nostra vita sociale". Il primo fondamento della società, ricorda nella lettera mons. Cocchi, è "la persona": "E i valori condivisi nascono dalle relazioni che si instaurano tra le persone. A garanzia di una buona convivenza nella città, prima delle regole, viene il grado di amicizia, di fiducia. L’unità di un corpo sociale è determinata, più che da ideologie e leggi, dall’insieme delle relazioni personali, dove si possono sciogliere reciproche diffidenze, organizzare una vita sociale che apra ad un futuro di convivenza nella diversità". "La comunità ecclesiale – conclude mons. Cocchi – con la sua presenza nei singoli quartieri, si pone come elemento di coesione nei confronti di tutte quelle realtà, istituzioni e cittadini che lavorano per una città che metta al centro il valore delle persone".