"La campagna referendaria sia segnata da grande serenità, rispetto e obiettività circa la gravità delle questioni, con il prezioso contributo degli organi di informazione e comunicazione che sappiano dare spazio adeguato alle diverse posizioni". È quanto ribadiscono i vescovi italiani nel comunicato finale del Consiglio permanente (Bari, 17-20 gennaio) circa i quesiti referendari abrogativi di alcune parti della legge che regola la procreazione medicalmente assistita (l. 40/2004). Su questo argomento, si legge nel comunicato diffuso oggi, "la voce dei presuli si è levata con chiarezza. La legge 40/2004, con i quattro quesiti referendari ammessi dalla Corte costituzionale, si appresta a ritornare al centro di un serrato dibattito politico e culturale". Per questo, i vescovi hanno espresso "in modo unanime la loro contrarietà per eventuali modifiche peggiorative, sia per via parlamentare sia tramite referendum, di una legge che così com’è, pur non essendo corrispondente all’insegnamento etico della Chiesa, ha tuttavia il merito di salvaguardare alcuni principi e criteri essenziali". I vescovi precisano anche che "il referendum, nei confronti del quale per esprimere la propria contrarietà alle modifiche proposte ‘è legittimo avvalersi di tutte le possibilità previste in questo ambito dal legislatore’, può rappresentare una opportunità per rendere il popolo italiano maggiormente consapevole dei reali problemi e dei valori in gioco, in piena sintonia con il Santo Padre che indica ‘la sfida della vita’ tra le principali del nostro tempo". Da qui la richiesta, "già da ora", che "la campagna referendaria sia segnata da grande serenità, rispetto e obiettività circa la gravità delle questioni, con il prezioso contributo degli organi di informazione e comunicazione che sappiano dare spazio adeguato alle diverse posizioni".