Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. La ventesima vittima italiana del sanguinosissimo dopoguerra iracheno, il maresciallo Simone Cola, arriva in uno dei momenti più temuti e cruciali: la stretta finale verso le elezioni politiche del 30 gennaio, che dovrebbero dare la prima forma di rappresentanza legittimata dal voto al martoriato Paese medio-orientale.
I vari terrorismi, secondo una tattica annunciata, faranno convergere i loro sforzi proprio intorno al voto, per dimostrare che è impossibile disegnare una qualsiasi “exit strategy” dell’intervento degli Stati Uniti e della coalizione da essi organizzata. È una scommessa di morte e di violenza senza fine, questa nuovamente formalizzata da Al Zarqawi, in un messaggio che, mescolando come sempre violenza e religione, fede e morte, “scomunica” prima di tutto la democrazia, bollata come “principio malefico” ed idolatra.
Eppure, al di là dei toni un po’ enfatici del discorso con cui il presidente americano Bush ha inaugurato il suo secondo mandato, senza cioè sovraccaricare i toni, si tratta di un passaggio fondamentale: il rito elettorale, che, in condizioni estreme come quelle irachene, può apparire un mero atto formale, rappresenta un passaggio decisivo.
Non ci sono da farsi soverchie illusioni, certamente. Il cammino di questi anni è stato assai più tragicamente arduo delle sicurezze iniziali, in particolare del presidente americano e dei suoi più stretti consiglieri, smentite dalla realtà. Eppure in Iraq si gioca una partita decisiva per fare crescere la libertà nel mondo. Secondo la prospettiva non ideologica, ma legata al valore inestimabile della persona, che Giovanni Paolo II ha recentemente ricordato nel suo discorso al Corpo diplomatico. Guardando al futuro dell’umanità e delle relazioni internazionali, accanto alla sfida della vita, a quella del pane, il Papa ha parlato della “sfida della libertà” degli individui e dei popoli. “La libertà è luce: permette di scegliere responsabilmente le proprie mete e la via per raggiungerle. Nel nucleo più intimo della libertà umana è il diritto alla libertà religiosa, perché questa è relativa al rapporto più essenziale dell’uomo: quello con Dio”.
Su questa strada c’è molto da fare, nel mondo e in particolare nel Medio Oriente: senza farsi illusioni, con la certezza di tempi lunghi. Serviranno molti passaggi: e tra questi certo le elezioni, che sono una sfida ed una opportunità, per tutti. Onorata anche con il sangue di tanti soldati caduti per un obiettivo di pace, come gli italiani, protagonisti di una missione che esplicitamente e pervicacemente è stata voluta, legittimata e difesa come missione di pace, a servizio della società irachena.