Le "conseguenze" dello tsunami, che il 26 dicembre ha devastato il Sud est asiatico, vanno ben oltre la fase attuale di "emergenza", e richiedono la "solidarietà" mondiale per "interventi a medio e lungo termine", una volta superato lo "shock iniziale della calamità". Lo ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, intervenendo alla Plenaria della 59ª Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle "catastrofi umanitarie". "Sembra chiaro ha detto l’esponente vaticano che l’emergenza si estende nel medio e nel lungo termine, e dunque bisogna sperare che la solidarietà dei privati cittadini e dei governi non muoia una volta che il mondo si sia ripreso dallo shock iniziale della calamità". "Lo straordinario impatto del potere della natura in un raggio di migliaia di chilometri ha detto Migliore ha sollecitato una risposta ugualmente straordinaria dei popoli e rei governi, con un’effusione di simpatia e solidarietà vistesi raramente in tempo recenti". Da parte loro, ha ricordato il nunzio apostolico, il Papa e la Santa Sede in particolare tramite il Pontificio Consiglio "Cor Unum" – si sono attivati "immediatamente" per gli aiuti e i soccorsi, mentre le organizzazioni non governative cattoliche hanno lavorato "direttamente con la popolazione", distribuendo aiuti alle popolazioni colpite "senza pregiudizi politici, etnici o religiosi". Così come è avvenuto per "gli aiuti di emergenza, riabilitazione e ricostruzione" è l’auspicio vaticano "le nazioni del mondo dovrebbero cogliere questa opportunità per inserire importanti obiettivi umanitari nell’agenda degli esteri attuale, raddoppiando gli sforzi in modo da giungere ad una rapida e giusta soluzione politica in quelle aree ancora martoriate dai conflitti".