Bisogna superare la fase seppur necessaria del disboscamento dei pregiudizi che ancora allontanano ebrei e cristiani, per esplorare insieme i campi relativi alle spiritualità che dalle comuni radici sono germogliate. Lo ha detto mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei nel giorno in cui in Italia si celebra la Giornata di approfondimento e studio del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio) e nell’anno in cui si ricorda il 40° anniversario della dichiarazione conciliare "Nostra Aetate" (1965). "Non c’è dubbio dice in un’intervista al Sir, mons. Paglia – che ci sia stata una svolta chiara ed evidente nella ricomprensione della prospettiva ebraica da parte dei padri conciliari". "Il limite che ravvedo oggi aggiunge il vescovo – è nella lentezza con cui si esplorano i campi relativi alla spiritualità. Siamo ancora alla fase assolutamente necessaria – del superamento di pregiudizi ancora diffusi.
Quest’opera di disboscamento ha bisogno oggi e immediatamente di una parte costruttiva che è quella dell’incontro delle radice bibliche e dell’incontro nelle spiritualità che da queste radici sono nate. Il limite che ravvedo, è dunque una certa fiacchezza nell’incontro spirituale". Mons. Paglia è poi intervenuto nelle polemiche che sono nate attorno ai cosiddetti "battesimi forzati" dei bambini ebrei durante la seconda guerra mondiale. "Rispetto alle polemiche di questi giorni ha detto Paglia – vorrei far notare il documento congiunto che per la giornata di quest’anno, il rabbino Laras ed io abbiamo firmato su questo comune linguaggio dell’amore che unisce Mosè a Gesù. C’è bisogno di spingere l’attenzione più su quello che ci unisce. La memoria degli errori non deve spaventarci purchè sia fatta non con atteggiamento polemico ma con atteggiamento di amore, che apre al perdono, alla riconciliazione, alla collaborazione di fronte ai problemi attuali e futuri". Quali? "Accenno solo a un problema risponde il vescovo -. Riguarda la dignità dell’uomo, o meglio quel nuovo umanesimo da ritrovare e proporre insieme. Non dobbiamo dimenticare che il monoteismo ebraico-cristiano è a fondamento della cultura antropologica occidentale, quella antropologia che trova le sue radici nella dignità assoluta dell’uomo, creato da Dio a sua immagine e somiglianza". ” ”