PIO XII, “SCOOP” E STORIA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Da poco più di quarant’anni le discussioni su Pio XII in sede pubblicistica (teatri, cinema e giornali) sono come le epidemie di influenza: si ripropongono puntualmente. E’ consigliata la vaccinazione, per non stare a perdere giorni preziosi di lavoro o subire danni collaterali. Oppure sono come le malattie esantematiche. Generano migliaia di bollicine rosse, che dopo un po’ di tempo scompaiono. Salvo lasciare cicatrici, come la varicella, quando ci si ostina a grattarsi, invece di lasciare fare il suo corso alla malattia.
Così è stato anche per questo virus, che segue un decorso ben noto. Sta ora perdendo la sua virulenza dopo essere inoculato sulle pagine del “Corriere della Sera” e attentamene coltivato per un paio di settimane. Questa volta si era mosso uno storico cattolico, chissà mai per quale motivo.
Ma lo scoop a proposito dei bambini ebrei nel dopoguerra francese era stato subito sgonfiato ad una prima verifica negli archivi. Già, perché il rapporto tra professori di discipline storiche e giornali è da maneggiare con cautela. Uno scoop su Togliatti e gli alpini costò la carriera qualche anno fa ad un brillante docente dell’Università di Pisa. Perché i documenti sono delicati: basta una omissione o una diversa prospettiva di analisi per potere fare dire allo stesso testo una cosa o il suo contrario. Tanto più che i giornali hanno giustamente le loro esigenze ed il loro linguaggio. Oltre che i loro interessi e la loro linea editoriale, che (anche) in questo caso sono ben chiari.
Per fortuna, di fronte agli attacchi dei virus patogeni, soprattutto se prevedibili, generando anticorpi, l’organismo reagisce. Così, mentre gli scoop si sgonfiano, le ricorrenti ondate di attacchi, sempre uguali, a Pio XII, permettono di fare emergere nuove prospettive e finiscono col fare risaltare la personalità di questo pontefice.
In attesa di una nuova epidemia, che puntualmente, c’è da scommetterlo, si riproporrà tra qualche tempo, quale lezione trarre? Certo bisogna continuare a propagandare forme di vaccinazione preventiva, così da ridimensionare assai astuzie e furbizie che lasciano veramente il tempo che trovano.
E poi c’è da rallegrarsi, perché quel tanto di vis polemica che stava dietro al preteso scoop, e che mirava alla stracca ripetizione di schemi ideologici più che storiografici degli anni settanta del secolo scorso, non ha infatti giustamente trovato la minima eco, in particolare all’interno di un dibattito che nel mondo cattolico italiano è ormai chiaramente profilato su ben altri registri.