"Oggi è impensabile separare la questione bioetica dalla questione sociale". Secondo Paolo Carlotti, dell’Università Pontificia Salesiana, risiede essenzialmente in questo l’attualità della "questione bioetica" così come viene trattata da Emmanuel Mounier, secondo il quale "la promozione della vita della vita di tutti ha bisogno di una cultura, cioè di significati e di valori condivisi, per poter essere efficace: ha bisogno di una cultura della vita, cioè di uno stile concreto di vita sociale, a cui attingere facilmente, quasi naturalmente, i criteri delle azioni morali". Intervenendo al Convegno internazionale in corso sul padre del personalismo nell’università citata, il relatore ha fatto notare che per Mounier "la persona inizia in modo degno della sua dignità non quando viene prodotta ma quando viene generata". Di qui il riferimento ad un tema attualissimo come quello della procreazione medicalmente assistita, con i rischi del primato assoluto della tecnica sulla "generazione". "La pervasività della tecnica ha osservato, infatti, Carlotti rende ogni giorno più consapevoli della sua portata, contemporaneamente minacciosa e promettente, caratterizzata da una consequenzialità lunga e spesso ignota nei suoi effetti, che, nel caso delle biotecnologie umane, riguardano non solo il singolo individuo, ma l’intera specie umana. Ne nasce un nuovo titolare di diritti: le generazioni future". Nei confronti della "tecnica", Mounier ha assunto una posizione di "equilibrio" tra l’"incondizionata accoglienza" ed il "radicale rifiuto", aprendo così il dibattito sulla "dimensione pubblica della bioetica, che ha incrementato notevolmente la sua portata in questi ultimi anni". Di qui la necessità essenziale ancora oggi di "confrontarsi con le concezioni correnti sia antropologiche che morali, con le ‘venature ideologiche’ che tradizionalmente contrappongono laici e cattolici in Italia e anche in Europa"