ELEZIONI PALESTINA: NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Finalmente una buona notizia dalla Terrasanta. L’elezione di Abu Mazen alla presidenza dell’Autorità nazionale palestinese riapre i giochi della pace. Certo non è assolutamente il caso di un ottimismo acritico. Troppe sono le incognite, tanto sul terreno quanto nel quadro geo-politico del Medio Oriente di fronte, in particolare al groviglio iracheno.
Eppure l’alta partecipazione al voto, la collaborazione del governo israeliano, l’apertura di Hamas, che pure aveva boicottato le elezioni, al nuovo leader, con la prospettiva di partecipare alle prossime legislative, aprono concreti orizzonti per fare ripartire un processo negoziale impantanato nei veti reciproci e nella violenza del “partito della guerra”. Questo infatti sembra mostrare la corda perché la violenza fine a se stessa colpisce prima di tutto i più deboli. Quindi, lungi dal giovare alla causa palestinese contribuisce in prospettiva ad affossarla sempre più: certo sarà sempre possibile reclutare terroristi suicidi, ma il sacrificio di ormai decine e decine di giovani trasformati in strumenti di morte da un disegno criminale rischia di risultare sempre più disperatamente inutile.
Ecco allora perché le elezioni ,al di là del loro esito scontato, sono una buona notizia. 775.164 palestinesi di Cisgiordania, Gerusalemme Est e della striscia di Gaza hanno fatto un concreto esercizio di democrazia, hanno partecipato ad elezioni competitive, hanno dimostrato che è possibile una prospettiva diversa rispetto ad una inaccettabile situazione di guerra continua.
Moltissimo resta da fare, ovviamente. Moltissimo dovrà fare il nuovo presidente, innanzi tutto per trasformare l’elezione in un mandato pieno a portare avanti il processo di pace coinvolgendo la maggior parte della complessa, conflittuale e variegata galassia dei gruppi politico-militari palestinesi. Moltissimo dovrà fare la controparte israeliana, che peraltro, con la formazione non facile ma decisiva di un esecutivo di unità nazionale, sembra avere imboccato una strada molto precisa e coraggiosa. Molto infine è chiamata a fare la comunità internazionale. Solo infatti da una garanzia e da un impegno forte degli Stati Uniti ovviamente e prima di tutto, ma anche dell’Europa, della Russia, il naturale risultato della creazione di due stati, pacificamente conviventi, potrà diventare un obiettivo realistico e non una utopia.
È dunque il momento del coraggio. Ma è sempre il momento del realismo. Si impone infatti, per rendere ragionevole la prospettiva della pace, una credibile soluzione del problema della sicurezza. È necessario dunque sostenere Israele e nello stesso sostenere il nuovo presidente Palestinese con convinzione. Come ha solennemente ribadito Giovanni Paolo II “alla prepotenza si deve opporre la ragione, al confronto della forza il confronto del dialogo alle armi puntate la mano tesa: al male il bene”: è possibile.