” “”L’ecumenismo deve scendere a valle e ritrovare nella parrocchia il luogo più accreditato” per intessere rapporti di “carità fraterna da cui il dialogo può trarre nuova linfa”. Lo ha detto mons. Gaetano Bonicelli, vescovo emerito di Siena, aprendo questa mattina ad Anagni il VII Simposio teolgico-pastorale promosso dal Centro di orientamento pastorale (Cop) e dall’Istituto teologico su “Parrocchia, comunità di vita ecumenica. Esperienze di ecumenismo in parrocchia”: Mons. Bonicelli ha ricordato che l’ecumenismo non è qualcosa di astratto o qualcosa che rimanda solamente ai rapporti ufficiali, seppure importanti, tra le chiese. L’ecumenismo è qui: non c’è parrocchia in cui oggi non si siano badanti rumene o ucraine, in cui non siano operai russi o albanesi. Cosa si fa per loro?”.
” “Anche secondo mons. Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni, un maggiore impegno ecumenico della parrocchia “interpella con urgenza le nostre chiese”. A 40 anni dal decreto conciliare “Unitatis Redintegratio”, ha detto mons. Lopppa, “il bilancio ecumenico registra luci e ombre. Accanto a un ecumenismo ufficiale, occorre un ecumenismo della vita”. Perché “se i cristiani sono ancora lontani gli uni dagli altri, lo sono non tanto per le divergenze dottrinali ma spesso per alienazione, chiusura e indifferenza”.
” “La presenza sempre più numerosa di immigrati in Italia (molti dei quali anche secondo l’ultimo rapporto della Caritas, provenienti dall’Est europeo e ortodossi) rappresenta per la Chiesa una chance per far nascere “piste di fraternità” tra parrocchie e comunità cristiane fatti di visite reciproche, gesti di condivisione e di accoglienza, gemellaggi tra parrocchie ma anche e soprattutto tra monasteri e case religiose.