Entra nel quinto comandamento anche la domanda "quando è moralmente consentito l’uso della forza militare" e il Compendio risponde che "è moralmente giustificato dalla presenza contemporanea delle seguenti condizioni: certezza di un durevole e grave danno subito; inefficacia di ogni alternativa pacifica; fondate possibilità di successo; assenza di mali peggiori, considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione". Ma aggiunge anche che "si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare in ogni modo la guerra, dati i mali e le ingiustizie che essa provoca". Il sesto Comandamento "Non commettere adulterio" esorta i fedeli a vivere la castità "secondo il proprio stato" e definisce peccato "l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali". Nel comandamento "non rubare", la Chiesa invita, tra l’altro, i dirigenti di impresa a "considerare il bene delle persone e non soltanto l’aumento dei profitti" anche se questi sono necessari". Nell’ottavo comandamento, invece "Non dire falsa testimonianza" – c’è un paragrafo riservato anche all’uso dei mezzi di comunicazione esortando gli operatori dei media a dare un’informazione "sempre vera" ed "integra". Il nono comandamento – "Non desiderare la donna d’altri" -chiede "la purificazione del cuore e la pratica della virtù della temperanza". Il decalogo si chiude con il comandamento a "non desiderare la roba d’altri" che è un invito di Gesù al "distacco dalle ricchezze", all’"abbandono alla provvidenza" per "preferire Lui a tutto e tutti".