Pubblichiamo la nota Sir sulla visita di Benedetto XVI al presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi. C’è tutto Papa Ratzinger nel breve ed incisivo discorso al Quirinale. C’è la sostanza spirituale, c’è il calore umano, c’è il profondo legame, personale ed istituzionale con Roma e l’Italia, di cui è non solo Vescovo e Primate, ma padre premuroso. Ecco allora la chiave del suo intervento: in virtù della sua storia e della sua cultura, l’Italia è chiamata ad un ruolo essenziale ed esemplare in particolare per l’Europa, “aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel passato e che possono ancora oggi favorire l’unità profonda del Continente”. In questo momento storico di transizione e di riflessione, è una indicazione importante, che emerge con grande evidenza anche dall’alto e nobile intervento del presidente Ciampi: l’Italia può e deve portare un contributo originale e creativo. Che non può non essere coerente con la sua storia, la sua identità, il suo patrimonio. In questo senso la Chiesa, la presenza, la vita e la testimonianza dei cattolici, apprestano una risorsa, disponibile per tutti, “senza mire di potere e senza chiedere privilegio o posizioni di vantaggio sociale o economico”. Ecco allora il punto. Tutti possono stare tranquilli: non è in discussione la “laicità” dello stato. Ma è altrettanto chiaro che “laicità” non significa esclusione dei riferimenti etici. Anzi, li presuppone, come con grande evidenza colgono proprio le persone oggi, i cittadini, alle prese con nuove scenari di una storia accelerata. Questo è il grande punto della politica e della cultura, della cultura politica italiana, ma non solo, anche di gran parte dell’Europa. La grande sfida è in fondo riuscire a fare questo passaggio, riuscire a dare sostanza alla democrazia, abbandonando vecchi schemi e polemiche ormai veramente desuete. Per questo Benedetto XVI insiste, non si tira indietro e rilancia. Ci sono grandi problemi, grandi sfide che preoccupano l’umanità, oggi, dice. Bisogna rispondere in modo adeguato. E questo in concreto significa impegnarsi per dare “soluzioni “umane”, cioè rispettose dei valori inviolabili che sono in essi impliciti”. L’appello è rivolto ai legislatori italiani su famiglia, vita ed educazione, ma più in generale all’opinione pubblica proprio delle nostre democrazie avanzate. Molto si può fare, superando gli schemi ideologici e dunque gli astrattismi di pochi ed andando con chiarezza e concretezza – due delle parole chiave del nuovo pontificato – alla radice delle esigenze delle persone. Iniziando cioè a dare risposte persuasive, di libertà e di speranza, per tutti.