“Una speciale parola di incoraggiamento”, l’assicurazione della propria “salda amicizia”, e l’auspicio di “sempre maggiore comprensione, cooperazione e progresso ecumenici” sono stati espressi questa mattina da Benedetto XVI al pastore metodista Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec). Ricevendo in udienza il segretario generale dell’organismo che, con sede a Ginevra, riunisce 347 Chiese anglicane, evangeliche ed ortodosse presenti in oltre 120 Paesi del mondo, Benedetto XVI lo ha innanzitutto ringraziato per “avere rappresentato il Cec al funerale” di Giovanni Paolo II e per il messaggio inviatogli “in occasione della solenne inaugurazione del suo ministero di vescovo di Roma”. Il Papa ha quindi ribadito l’impegno ecumenico assunto fin dai primi giorni di pontificato: “‘Mio compito primario è il dovere di lavorare in modo instancabile per ricostruire la piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo’. Ciò richiede, oltre alle buone intenzioni ‘gesti concreti che entrino nei cuori e scuotano le coscienze… per indicare ad ognuno che la conversione interiore è il prerequisito di ogni progresso ecumenico”. La Chiesa cattolica, pur non essendo membro del Cec, sviluppa con esso un’ampia e articolata collaborazione avviata a partire dal Concilio Vaticano II.