” ““Profondo rammarico”: è quello espresso alle autorità del Burundi e del Ruanda dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr,)in seguito al rinvio nel proprio paese di 5 mila richiedenti asilo ruandesi che si trovavano nel centro di permanenza temporanea di Songore, nel nord del Burundi, avvenuto ieri. All’Agenzia è stato negato l’accesso al centro, nonostante avesse inoltrato diversi appelli alle autorità dei due paesi africani e dichiarato la disponibilità a collaborare per una soluzione costruttiva e conforme al diritto internazionale. Secondo l’Unhcr “le circostanze in cui si sono svolte le operazioni di rimpatrio, portano a concludere che non si sia trattato di rimpatri volontari e che i ruandesi non abbiano avuto altra scelta”. Ciò costituisce “una violazione del principio di non-refoulement, il ritorno forzato di una persona in un paese dove abbia motivo di temere persecuzioni, contenuto nella Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, di cui sia il Burundi che il Ruanda sono firmatari”. “I primi richiedenti asilo ruandesi spiega l’Agenzia dell’Onu hanno cominciato ad arrivare in Burundi nel marzo di quest’anno, adducendo come ragioni della loro fuga timori relativi all’attività dei locali tribunali ‘gacaca’ che indagano sul genocidio del 1994 in Ruanda”. L’Uhncr è anche preoccupato “per la sorte dei circa 7mila rifugiati burundesi che si trovano in Ruanda i quali vengono ora considerati anch’essi come ‘immigrati irregolari’ e potrebbero essere rimpatriati contro la loro volontà”.