” ““Il lavoro minorile non riguarda solo i paesi poveri; infatti negli Stati Uniti sono 5 milioni i minori che lavorano. Si tratta di un fenomeno complesso nel quale la povertà si intreccia a una dinamica della globalizzazione non adeguatamente governata”: è quanto affermato da Claudio Treves, coordinatore del Dipartimento mercato del lavoro della Cgil durante la tavola rotonda svoltasi oggi a Roma per iniziativa dell’Ilo in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile 2005. Una complessità che riguarda anche il dato italiano: “da una parte, il legame con situazioni di povertà, soprattutto al sud; dall’altro, riguardo al nord-est, una forma di sviluppo perverso secondo la quale è preferibile avere soldi in tasca piuttosto che ricevere un’istruzione”. A ciò si aggiunge la questione dei migranti minori “e del rapporto tra dispersione scolastica e funzione di integrazione sociale della scuola: nell’anno 2003/2004, lo scarto di promozioni tra bambini autoctoni e migranti è salito al 3,6% nella scuola primaria e al 12,3% nella scuola secondaria, il che vuol dire che la scuola non è preparata ad aiutare questi minori nell’integrazione”. “La dispersione scolastica in Italia ha aggiunto Rosa Mongillo, segretario nazionale Cisl-scuola è del 3,1% contro l’1,5% europeo. L’errore è pensare che la scuola appartenga alla scuola: la scuola appartiene a tutti e se non operiamo insieme contro la dispersione scolastica, anche le politiche contro il lavoro minorile saranno inefficaci”. La grande sinergia promossa attraverso il tavolo di concertazione sul lavoro minorile richiesto dall’Ilo, secondo Mongillo “deve riguardare anche la gente e l’idea di futuro che stiamo prospettando ai giovani. Perché un ragazzo dovrebbe andare a scuola per poi trovare un lavoro dove forse lo pagano e forse no, se può vincere la selezione per fare la velina in tv o il calciatore?”.