” “Proprio la “corretta informazione sui contenuti della legge 40 e sull’istituto referendario ha fatto sì che i cittadini capissero le grandi questioni in gioco e scegliessero di non votare” contestando “l’uso distorto” del referendum e “l’opportunità che il diritto di vivere fosse messo ai voti”. E’ quanto afferma Giorgio Zucchelli, presidente della Fisc (150 testate cattoliche locali per un totale di 900mila copie), in risposta a chi definisce la massiccia astensione referendaria frutto di disinformazione. In una nota da stasera on line su: old.agensir.it , il presidente Fisc sostiene che “l’informazione c’è stata ed è stata massiccia. Lo dimostra anche l’impegno dei nostri giornali e il gran numero di incontri organizzati dai Comitati Scienza e vita sorti nel territorio italiano sulla scia del Comitato nazionale”. Un’informazione “corretta e seria” che “ha saputo smontare una propaganda fondata su slogan semplificatori, superficialità scientifica, scarso rispetto per la Costituzione”. “Sono convinto – prosegue Zucchelli – che anche i nostri giornali, assieme all’agenzia Sir e al quotidiano Avvenire, hanno contribuito in modo determinante al successo della cultura della vita”. Oggi, sottolinea, occorre “cogliere lo spessore culturale del risultato referendario. Gli italiani hanno capito la posta in gioco e non vogliono che della vita si faccia mercato”. Considerando che oltre il 10% di chi si è recato alla urne ha votato “no”, i fautori del “sì” si riducono a circa il 22% della popolazione: “una chiara minoranza – conclude Zucchelli – che, tuttavia, ha in mano gran parte dell’informazione e degli strumenti culturali di un Paese che non interpreta più”.