Un’invocazione per "le nostre città ed i nostri paesi pieni di violenza e di ingiustizia, con una criminalità sempre più aggressiva e convinta della propria impunità", per "città e paesi dai quali, di nuovo, come tanti anni fa, partono i nostri figli per cercare lavoro lontano dai propri affetti". E’ un passo della preghiera che ha chiuso il 3° incontro ecumenico calabrese, che si è svolto nei giorni scorsi a Rossano e diffusa ieri. Un incontro di fraternità che ha visto riunite diverse chiese calabresi, cattolica, ortodossa rumena, valdese, apostolica missionaria, evangelica-valdese e ortodossa, nell’anno millenario della morte di san Nilo, patrono della Calabria "che tanto ha operato per l’unità dei cristiani e per la pace". "Abbiamo le nostre liturgie, il pane e il vino, la tua mensa di comunione, alla quale tu ci hai invitato perché imparassimo a dare il pane a chi non ce l’ha. Ma noi abbiamo dimenticato questo invito e questo compito ed anche la tua mensa è diventata motivo, occasione di divisione" si legge nel comunicato-preghiera che prosegue "abbiamo da presentare, Signore, soltanto il nostro peccato la nostra disillusione, la nostra pigrizia, il nostro egoismo, la nostra distrazione, insomma la nostra separazione da te, da quello che ci hai detto, da quello che ci hai esortato a fare". Da qui l’impegno "a lavorare per questa terra e per questa gente, a ricercare la pace, la giustizia, a costruire il lavoro e la serenità" così come "a vincere il nostro egoismo, ad impegnarci ed a lottare perché lasciamo il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato. Ed a fare tutto questo non per la nostra, ma per la tua gloria, perché sia benedetto il tuo nome".