"Una crisi gravissima del fondamento oggettivo e trascendente dei valori e dell’etica": con queste parole mons. Antonio Mattiazzo, arcivescovo di Padova, descrive nella nota diffusa alla stampa il perché sia bene astenersi al prossimo referendum sulla legge 40, sulla procreazione medicalmente assistita. "Non solo i cittadini non sono stati adeguatamente illuminati sui valori e la posta in gioco" scrive tra l’altro ma i promotori del referendum propugnano una società "secolarizzata" basata sul "relativismo e sull’affermazione del carattere solo ‘privato’ e insindacabile della scelta morale dei singoli". Mons. Mattiazzo si interroga sulle conseguenze dell’ "abbandono e del rifiuto della concezione cristiana della vita" e al riguardo afferma: "La società può cercare di costruirsi senza Dio, ma finirà per costruirsi contro l’uomo, ‘immagine e somiglianza di Dio’". Richiamando il romanzo di Aldous Huxley "Il mondo nuovo", dove si parla di uomini non più frutto dell’amore tra uomo e donna ma prodotti in laboratorio, mons. Mattiazzo scrive: "La seduzione di creare un uomo perfetto è grande … se l’uomo userà la libertà per l’egoismo, manipolando l’altro e facendogli violenza, la creazione si rivolterà contro di lui". Anche il vescovo di Casale Monferrato, mons. Germano Zaccheo, interviene con una nota sul tema, affermando: "Il ‘sì’ equivale a peggiorare una legge già gravemente ingiusta, perché ogni procreazione artificiale è una mostruosità morale … il ‘no’ … rischia di far prevalere i ‘sì’ che godono di una grande strombazzatura mediatica". Pertanto a suo avviso "si può tranquillamente astenersi" dicendo "un doppio ‘no’: no al peggioramento della legge, no al vezzo di sottoporre a fererendum questioni morali così difficili".