” ““E’ più corretto parlare di minori ‘stranieri’ e non ‘immigrati’ in quanto la metà di essi è nata nel nostro paese (il 48,9% nel 2000), parla perfettamente la nostra lingua, frequenta scuola italiane”: è quanto affermato da Francesco Di Maggio, direttore del servizio di monitoraggio flussi migratori dell’Inps, a proposito dei minori stranieri in Italia, oggetto della sessione odierna dell’VIII Meeting internazionale delle migrazioni, in corso a Loreto (fino al 31). “Secondo una stima del ‘Dossier Caritas 2004 (che ha compiuto una prima lettura dei dati Inps) ha spiegato Di Maggio i minori sarebbero 404.224 al 31 dicembre 2003, con una concentrazione rilevante nel Nord Italia pari al 65,1%, mentre al Centro è del 25% e dell’11,5% al Sud”. L’incidenza dei minori stranieri sul totale degli stranieri residenti è pari al 21,3% ma valori superiori si riscontrano per i minori provenienti dall’Africa (25,4%) e dall’Asia (23,3%); inferiori, invece, quelli dei minori provenienti dall’Europa (19,5%), dall’America (14,9%) e dall’Oceania (3,6%). Rispetto ai coetanei italiani, i minori stranieri il cui numero “è andato aumentando negli ultimi anni”, si distinguono “per la precarietà sul piano dei diritti. Essi sono soggetti alle stesse restrizioni dei genitori: nel caso in cui questi perdano il permesso di soggiorno, i figli ne seguono la sorte”. Sono costretti talvolta “a tornare nei paesi di origine, nei quali possono veramente sentirsi ‘stranieri'”.