"Anche questi giorni di serenità e riposo sono stati turbati dalle tragiche notizie di esecrandi attentati terroristici, che hanno causato morte, distruzione e sofferenza in vari Paesi quali l’Egitto, la Turchia, l’Iraq, la Gran Bretagna. Mentre affidiamo alla divina bontà i defunti, i feriti e i loro cari, vittime di tali gesti che offendono Dio e l’uomo, invochiamo l’Onnipotente affinché fermi la mano assassina di coloro che, mossi da fanatismo e odio, li hanno commessi e ne converta i cuori a pensieri di riconciliazione e di pace". Con queste parole, facendo seguito al suo telegramma di ieri per le vittime dell’attentato a Sharm el Sheikh, questa mattina il papa è tornato sui recenti episodi terroristici di fronte ai quali ha, osservato, "troviamo forza dalle grandi figure dei santi" che hanno vissuto situazioni analoghe.
Rivolgendosi ai fedeli e alle autorità, riuniti davanti allo chalet di Le Combes per la preghiera dell’Angelus, il papa, ricordando che domani è la festa di San Giacomo, si é soffermato sul contributo offerto dal cristianesimo all’Europa e, in particolare, ha richiamato l’"Atto europeistico" compiuto da Giovanni Paolo a Santiago de Compostela nel 1982.
Un "atto" nel quale, ha ricordato Benedetto XVI, il suo predecessore presentò "il progetto di un’Europa consapevole della propria unità spirituale poggiante sul fondamento dei valori cristiani". Non è mancato, in questo contesto, un riferimento alla Gmg di Colonia con l’augurio che i giovani siano "fermento di un rinnovato umanesimo nel quale fede e ragione cooperino in fecondo dialogo alla promozione dell’uomo e all’edificazione dell’autentica pace".