Una sorta di "vademecum" per i missionari alle prese con la globalizzazione. Si è concluso così l’incontro dei missionari italiani che vivono e lavorano nel Cono sud dell’America Latina, svoltosi in questi giorni ad Asuncion (Paraguay) per iniziativa della Fondazione Cum, in collaborazione con Missio e con l’Ufficio missionario nazionale della Cei. "Riuscire a superare la ‘balcanizzazione’ dei Paesi latino-americani". Questo, scrivono i 90 partecipanti nel messaggio finale, lo scopo principale dell’iniziativa, che si è proposta di "riscoprire la memoria storica dei nostri popoli, per poter arrivare ad una integrazione-globalizzazione che rispetti la loro identità, la loro fede". "Come Chiesa ribadiscono i missionari non possiamo accontentarci di guardare ed aspettare: è necessario un profondo e trasparente dialogo interecclesiale ed extraecclesiale se si vuole costruire il mondo globale". Dall’incontro in Paraguay, è emersa dunque la "figura di missionario per un mondo globalizzato": "un credente, innamorato di Gesù e della vita, capace di dialogo e confronto", ma anche "attento alla novità, in continua formazione, sensibile alla crescita della società civile e disposto, con la sua chiesa locale, alla costruzione di un progetto di nazione".