” ““È necessario ricordare perché ciò che è avvenuto non vada perso” e “perché quanto allora è capitato per l’incuria umana non abbia più a ripetersi”. Una memoria “che si fa preghiera di suffragio” per le vittime, ma anche “implorazione al Signore della sua misericordia e della conversione per chi ha sbagliato”. E’ un passaggio centrale dell’omelia che l’arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi, ha pronunciato questa mattina a Stava (Trento), durante la messa in ricordo delle 268 vittime dell’alluvione che il 19 luglio 1985 ha travolto la vallata, 94 delle quali provenienti dalla diocesi ambrosiana, 42 dalla città di Milano. “Qui facciamo rinnovata memoria di una tragedia che ha ferito mortalmente questa comunità e, con essa, l’intera nazione italiana” ha aggiunto il card. Tettamanzi. Un “fare memoria” che, a 20 anni di distanza, “chiede a tutti di farci ‘parte attiva’ perché quanto allora è capitato per l’incuria umana non abbia più a ripetersi”, e che “si fa preghiera di suffragio” per i morti nei “tragici eventi di vent’anni fa”. “La nostra preghiera – ha proseguito l’arcivescovo – vuole raggiungere anche” i responsabili “di quei gravi avvenimenti, alla cui radice non è difficile individuare una noncuranza per la sicurezza umana” e vuole “comprendere anche tutte le tragedie che continuano a lacerare il mondo”. Tra queste, il pensiero del cardinale è andato “ai sempre più ricorrenti atti disumani e barbarici di un terrorismo vile e diffuso” che “colpisce persone innocenti e insanguina la terra”.