Guerra e terrorismo al centro del Giffoni Film Festival dove ieri si sono incontrati giovani israeliani e palestinesi. Una ragazza israeliana, Tuli Shazar, di 15 anni, di Tel Aviv, e un ragazzo palestinese, Wael Omar, di 14 anni di Ramallah hanno dibattuto, con punti di vista diversi, al termine della visione del film "Innocent voices" in cui si racconta della guerra civile in El Salvador negli anni ’80. Per Wael, "chiunque uccide è un terrorista, a prescindere dal motivo per cui lo fa", mentre Tuli ha sostenuto che "uccidere, per noi, significa proteggere la popolazione". Posizioni distinte e diverse ma non per questo, hanno detto, "ci sentiamo nemici". D’altronde, hanno aggiunto i due, "è difficile trovare la forza di sorridere, recuperare la spensieratezza della vita quando sei costretto a vivere in un perenne stato di guerra". Eppure, ha aggiunto Tuli, "quando ascolto musica, quando sono in famiglia, o fra gli amici, al cinema mi sembra di essere una ragazza come tante altre". Per Wael non esiste sollievo: "Sentiamo di vivere in una prigione, mi sembra di essere libero solo quando posso stare fra i miei amici e la mia famiglia, ma questo accade troppo di rado". Rispetto all’allarme per il terrorismo nei Paesi occidentali e anche in Italia, Wael ha osservato che "è importante guardarsi attorno, tenere gli occhi aperti, essere vigili. Aver paura è meglio che morire". Separati da tutto, i due hanno la passione per cinema e musica e un desiderio: un mondo migliore. "Se dipendesse dai giovani niente potrebbe turbare la pace", concludono.