“La sospensione per un mese del Trattato di Schengen da parte della Francia non va interpretata come una rottura dello spazio comune, ma come un rafforzamento delle sue difese” ed “è una misura prevista dal Trattato stesso e giù utilizzata in passato”. Angelo Santagostino, docente di economia dell’integrazione europea all’Università cattolica di Brescia, non esprime particolare preoccupazione per la decisione resa nota ieri dal governo francese di rafforzare i controlli alle proprie frontiere: “Sospendere per un mese non significa uscire dal trattato; la sospensione è prevista dall’accordo stesso ed ora anche dalle norme del Trattato dell’Ue. In occasione del G8 di Genova l’Italia ha fatto ricorso alla clausola che prevede, in circostanze di particolare gravità, il ripristino dei controlli alle frontiere. Circostanze più che prefigurabili oggi dopo la strage di Londra”. “Certo – prosegue il docente – il fatto che questa decisione giunga a un mese dal referendum francese che ha respinto il Trattato costituzionale Ue potrebbe far pensare anche ad un atto di acquiescenza delle autorità di fronte ai messaggi negativi emersi dalla popolazione, e quindi ad un’ulteriore ‘bocciatura’ dell’Europa, ma a mio avviso occorre essere molto cauti prima di esprimere giudizi di questo tipo”. Tuttavia, conclude Santagostino, “Schengen non significa diminuzione della sicurezza: proprio l’Inghilterra, che non aderisce al trattato, è stata così brutalmente colpita”.