Pubblichiamo la nota Sir dedicata all’attentato terroristico del 7 luglio a Londra. L’orrore, certo, e la condanna, recisa e inequivocabile: il terrorismo non ha scuse, è un crimine contro l’umanità. Ma il nuovo attacco terroristico, che questa volta ha colpito Londra, ha anche messo in evidenza una reazione ferma e forte.
Il terrorismo post 11 settembre si sconfigge con l’intelligence, con sofisticati mezzi di polizia, ma anche e soprattutto, come ha ricordato Tony Blair, rimuovendone qualsiasi anche lontanissima possibilità di legittimazione. C’è ancora molto da fare in termini di efficacia delle politiche di contrasto e di intelligence, ma la strada è abbastanza chiara, anche se sarà lunga e complessa. Molto piuttosto si potrebbe fare nella seconda direzione.
Il papa Benedetto XVI all’Angelus ha pregato "per gli attentatori: che il Signore tocchi i loro cuori". Il suo discorso è chiaro: "a quanti fomentano sentimenti di odio e a quanti compiono azioni terroristiche tanto ripugnanti dico: Dio ama la vita, che ha creato, non la morte. Fermatevi, in nome di Dio".
Ecco: tra le fonti di legittimazione del nuovo terrorismo, in particolare di quello suicida, c’è anche la bestemmia sanguinaria di una motivazione religiosa. Bisogna fare di più: i popoli e la cultura islamica debbono fare di più per togliere ogni possibilità, sia pure lontanissima di equivoco. La Chiesa cattolica ha fatto di tutto per scongiurare ogni possibile ipotesi di "scontro di civiltà". Occorre che anche i variegato mondo mussulmano si impegni, nella grande varietà e ricchezza della propria articolazione, per togliere ogni legittimazione al terrorismo.
Siamo così al quadro politico, o più esattamente geo-politico. Sono evidenti gli errori e i problemi di una certa "guerra al terrorismo" lanciata dopo l’11 settembre: sono evidenti anche i costi di una serie di divisioni prodottesi a proposito del conflitto iracheno, che hanno attraversato in particolare l’Europa e continuano a pesare. Ma la gravità della sfida impone di creare i presupposti per recuperare una unità di intenti, che possa offrire anche ai paesi musulmani ed arabi una sponda certa su cui contare. Il terrorismo infatti se colpisce l’Occidente ha bersagli non meno evidenti proprio nei delicati equilibri medio-orientali. Non dimentichiamo infatti le vittime che quotidianamente esso semina in Iraq e non dimentichiamo l’altalenante vicenda non solo del confronto israelo-palestinese, ma soprattutto del dibattito interno al mondo palestinese.
Valga allora l’esempio britannico: è l’ora della fermezza e della lungimiranza. I paesi occidentali, ancora una volta così duramente colpiti, hanno tutte le possibilità di sostenere la sfida e rilanciare invece quella per la pace, la libertà e la democrazia. A patto che ritrovino le profonde ragioni etiche, politiche e culturali che questi valori motivano e dunque il principio di una comunità di intenti.