L’Eucaristia “è forza di trasformazione delle culture perché essa è epifania di comunione” ed è anche “germe di un mondo nuovo e vera scuola di dialogo, di riconciliazione, di solidarietà e di pace”. E’ quanto si legge nell’Instrumentum laboris dell’XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, presentato questa mattina in Vaticano. Eppure, rileva il documento, “non sempre” se ne “percepisce pienamente il dono e il mistero”. “Nei Paesi dove regna un clima di pace e prosperità, il mistero eucaristico è considerato da molti un adempimento del precetto festivo e un pasto fraterno”, mentre “nei Paesi martoriati dalla guerra” la celebrazione “sull’altare dà un senso molto profondo alle sofferenze dei cattolici in quelle terre”. L’Instrumentum mette quindi in guardia dagli “atti che attentano al senso del sacro”: “trascuratezze” e “atteggiamenti poco riverenti” anche “da parte dello stesso celebrante”, e “casi di sincretismo”; “realtà negative più frequenti nella liturgia latina che in quelle orientali” che occorre eliminare. Quanto alla “presenza nel sacramento del Signore morto e risorto”, il documento rileva la diffusione di “dichiarazioni contrarie alla transustanziazione” che intendono tale presenza “in senso soltanto simbolico”.