"Ho visto la famiglia di Clementina nei giorni scorsi e ho avuto la sensazione, peraltro confermatami dai genitori della volontaria, che intorno a loro vi sia tanto affetto e sostegno: basterebbe passare sotto casa dei Cantoni per capirlo immediatamente". A parlare così è don Giorgio Riva, parroco da otto anni della centrale parrocchia milanese di Santa Francesca Romana che, in queste ore di angoscia e di attesa, è vicino ai familiari della cooperante rapita 11 giorni fa a Kabul. "Dalla Farnesina agli amici più intimi sono molte le telefonate che arrivano al padre e alla mamma di Clementina, miei parrocchiani", spiega don Riva che aggiunge: "In ogni caso, non manca certo a questa famiglia uno degli aiuti più importanti, quello della comunità civile che li circonda e della Chiesa ambrosiana. Noi, come parrocchia, ad esempio, abbiamo scelto di pregare quotidianamente per Clemetina in ogni nostra Messa. Insieme, ci chiediamo se Clementina sappia che a Kabul come a Milano tante persone, anche le più semplici, manifestano per la sua liberazione. Da cristiani ci sentiamo vicini alla fatica che lei,per prima, ma anche tutti i suoi amici e parenti, stanno attraversando. Come parroco ne faccio, poi, una ‘questione di verità’: se è vero come crediamo che siamo legati quali figli di Dio, non possiamo non darne un’autentica testimonianza con il nostro contributo quotidiano. La mia comunità ne è consapevole: vedo una prossimità affettiva concreta nei ragazzi come negli anziani, in chi la conosce e in chi no. Quanti hanno detto a me, loro parroco, che sperano e pregano per la nostra volontaria!".