Per Paola Bignardi, "la domenica è tempo per darci tempo: della libertà, del silenzio, per vedere i nostri fratelli, immagini di Dio, riguarda anche una nuova città degli uomini, ossia "una città in cui saranno realizzati i desideri di bene per tutti; di giustizia; di pace; di possibilità di vivere bene e di realizzarsi: questa città esiste e sarà dono di Dio e avrà la bellezza di Dio". Dalla forza rigeneratrice dell’Eucaristia nasce anche la spinta ad adoperarsi per un mondo nuovo. Nuovi devono essere i rapporti tra uomo e donna, tra "cittadini e istituzioni", "tra la persona e i beni materiali". Tutti questi aspetti di rinnovamento segnati dall’eucaristia si riassumono "nel riconoscimento del valore della vita umana e della sua dignità". "Se la cultura in cui viviamo sembra più o meno consapevolmente scivolare verso una concezione che rende la vita manipolabile dall’uomo, che smette di considerarla come fine e può giungere a pensarla come mezzo ha denunciato Bignardi – allora significa che la nostra civiltà sta subendo un mutamento radicale di cui i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà non possono non farsi carico". Di qui l’impegno "ad accogliere, difendere e proteggere ogni vita: quella dei bambini non nati, del vecchio, dello straniero e del malato, dell’embrione che è vita! – e dei popoli che muoiono di fame e di violenza, del disoccupato e del giovane che muore di noia". "Ogni Eucaristia ha concluso – ci fa sentire la voce di ogni vita umiliata e interpella la nostra disponibilità a dare la vita".” ”