” “Pubblichiamo la nota Sir al discorso tenuto oggi da Benedetto XVI al copro diplomatico. Benedetto XVI incontra per la prima volta il corpo diplomatico ed è un’importante occasione per proporre una delle cifre del pontificato: la grande apertura. Spicca, nel breve discorso, il riferimento a quei Paesi non ancora rappresentati presso la Santa Sede (e come non pensare alla Cina), e il conseguente auspicio che il legame con i popoli e dei popoli con la Chiesa trovi espressione anche in legami diplomatici. Come pure rilancia, il Papa, un altro punto programmatico, quello della pace, sottolineato fin nella scelta del nome, “per vincere la tentazione dello scontro delle culture, delle etnie, dei mondi differenti”. C’è l’esperienza diretta della guerra, la seconda guerra mondiale, con la sua catena di lutti e di divisioni, che porta a ribadire la condanna del nazismo e del comunismo, “ideologie devastatrici e inumane che, sotto la coltre di sogni e di illusioni, facevano pesare sugli uomini il giogo dell’oppressione”. Proprio questa memoria, ed è il terzo punto del discorso del Papa, rilancia per la Chiesa l’impegno che le viene dalla sua stessa identità di proclamare e difendere i diritti umani fondamentali. Un impegno da realizzare attraverso la più grande collaborazione possibile: la Chiesa, ribadisce il Papa, “non domanda alcun privilegio per se stessa, ma unicamente le condizioni legittime di libertà e di azione per la sua missione”. Ecco, sull’asse di un processo di mondializzazione che avanza, sia pure tra conflitti, violenze e ingiustizie, la posizione della Santa Sede e il concreto impegno dei cattolici, con grande rigore e chiarezza sui principi e nell’impegno, con grandissima apertura proprio a tutta la “famiglia delle nazioni”. Ritorna, infatti, uno degli elementi di fondo della tradizionale politica internazionale della Santa Sede, che mette in luce il respiro cattolico della Chiesa, applicato alle nazioni. Benedetto XVI ribadisce contro ipotesi di inevitabile conflitto di civiltà, il nesso creativo identitàcooperazione: “Ogni popolo deve attingere nel suo patrimonio spirituale e culturale i migliori valori di cui è portatore così da andare senza paura incontro all’altro, accettando di condividere le proprie ricchezze spirituali e materiali a beneficio di tutti”. Non sono solo parole consolatorie. C’è un percorso culturale, spirituale e, dunque, politico, che diventa a livello planetario, produttore di civiltà, dunque di pace. Fondata sui valori e non sul piatto deserto del relativismo: una sfida per tutti e un servizio all’uomo, a tutti gli uomini.