” ““Una piaga sociale che non dovrebbe esistere nel mondo moderno”: così il direttore generale dell’Ufficio internazionale del lavoro (Ilo), Juan Somavia ha definito il lavoro forzato, presentando oggi il rapporto “Un’alleanza globale contro il lavoro forzato” che fornisce le cifre di questo fenomeno. Oltre 12,3 milioni di persone sono vittime nel mondo del lavoro forzato, delle quali 10 milioni vengono sfruttate nel settore privato. Di queste, circa 2,4 milioni di persone sono vittime della tratta di esseri umani che, con una media di 13 mila dollari per ciascuna vittima, garantisce un profitto di 32 miliardi di dollari l’anno. La regione nella quale si trova il maggior numero di persone sfruttate è l’Asia, con 9,5 milioni di individui; seguono l’America Latina e i Caraibi con 1,3 milioni di persone e l’Africa sub-sahariana con 660 mila. Il Medio Oriente e l’Africa del Nord ne contano insieme 260 mila mentre nei paesi industrializzati le vittime sono 360 mila e 210 mila nei paesi con economie in transizione. Sono le donne e i minori le fasce sociali più a rischio: le prime costituiscono la stragrande maggioranza delle vittime di sfruttamento sessuale mentre i minori di 18 anni costituiscono complessivamente il 40-50 % delle vittime di lavoro forzato. Tra forme emergenti del fenomeno che colpiscono i lavoratori migranti – in particolare quelli irregolari ed antiche forme come la servitù per debiti che colpisce frequentemente le minoranze, il rapporto esamina “le forti pressioni a favore di una deregolamentazione dei mercati del lavoro quale conseguenza di una strategia generale atta a ridurre i costi del lavoro a favore di un incremento della competitività”.