Dopo l’analisi, gli episcopati europei riuniti nella Comece invitano gli europei a domandarsi "che cosa significa per l’Unione europea il fatto di essere eredità privilegiata della Tradizione cristiana" e a riflettere su come poter "parlare di una Europa cristiana, non soltanto nelle sue fonti e nelle sue origini, ma anche nel suo progetto e nei suoi obiettivi". I vescovi tengono a ribadire che "la tradizione cristiana non appartiene solo al passato. Essa non si riduce ad un patrimonio di esperienze storiche e di saggezza politico-sociale ma continua a nutrire l’impegno dei cittadini che si riconoscono esplicitamente come credenti in Cristo". Poi una seconda precisazione: "la missione primaria della Chiesa" non è quella di dare all’Europa "un progetto politico determinato" ma di "offrire un contributo indiretto ma molto significativo alla vita dei paesi". Nella terza parte del documento, dedicata appunto al contributo delle Chiese all’Europa, i vescovi affermano che "i cattolici non hanno soluzioni ‘chiave alla mano’ da proporre per risolvere le sfide. Sanno però di essere eredi di una tradizione antica, che ha particolarmente segnato il continente europeo". E’ una eredità "in movimento" e "aperta". In movimento, perché coinvolge "in mille modi" laici, Chiese, diocesi e perchè è un impegno che si svolge nelle scuole, negli ospedali, nelle biblioteche, nelle università, tra i giovani "contribuendo alla vitalità culturale e spirituale dell’Unione". Ed è una eredità aperta secondo l’invito che fece Giovanni Paolo II nella "Ecclesia in Europa": "Dire Europa, deve voler dire apertura". Da qui l’impegno ecumenico perché "è impossibile richiamarsi all’eredità del cristianesimo in Europa senza riconoscere nello stesso tempo che questa eredità comporta pagine drammatiche: quelle della divisione tra le Chiese cristiane". Il documento si chiude con uno sguardo "al di là delle frontiere dell’Europa e all’insieme della famiglia umana". "L’Unione Europea scrive la Comece non può estraniarsi dal resto del mondo. Essa è al servizio della pace e dello sviluppo dei popoli che la compongono ma è anche una mediazione al servizio della pace e dello sviluppo di tutti i popoli della terra".