60° DELLA LIBERAZIONE DAL NAZISMO: CARD. LEHMANN (GERMANIA),"ESISTONO ANCORA MOLTE FERITE PERCETTIBILI" IN UN PAESE PASSATO DA UNA DITTATURA A UN ALTRA

Con una celebrazione ecumenica svoltasi nella cattedrale di St. Hedwig a Berlino l’8 maggio, la Chiesa cattolica e la Chiesa evangelica tedesca hanno commemorato il sessantesimo della fine della Seconda guerra mondiale, alla presenza del presidente tedesco Horst Köhler, del presidente del Bundestag Wolfgang Thierse e del cancelliere Gerhard Schröder. Il card. Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha ricordato come la data della ricorrenza abbia segnato "non solo la fine di una dittatura spaventosa, ma anche la data di un nuovo inizio", sottolineando altresì i diversi destini che hanno contrassegnato la Germania ovest e la Germania est: "L’8 maggio, la Germania est cadde sotto una nuova dittatura. Dopo sessant’anni esistono ancora molte ferite percettibili". Il vescovo evangelico Wolfgang Huber, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica (Ekd) ha rilevato che la "pace non è solo il silenzio delle armi. Ci deve essere anche la sicurezza della popolazione, l’ordine sociale nel senso della protezione dei deboli, la libertà di pensiero e di religione, il benessere del singolo ma anche la sconfitta della malattia e – per quanto possibile – la prevenzione delle catastrofi, la mancanza di corruzioni e dell’abuso di potere". Un pace, ha ribadito il card. Lehmann, che "non scaturisce da una generale fratellanza universale"; che "è qualcosa di più che una compensazione di interessi".