"Un messaggio negativo. Non è stata fatta giustizia. I colpevoli sono rimasti sconosciuti": è il commento del magistrato, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Francesco Mario Agnoli, alla sentenza definitiva della Cassazione sulla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969, 17 morti e 84 feriti)che ha assolto tutti gli imputati. "Le indagini dichiara al Sir il magistrato – furono condotte nel clima di terrore di quegli anni che influenzò anche la raccolta delle prove". Tuttavia, ad avviso di Agnoli, "bisogna tenere presente che non si deve cercare un colpevole per forza. Deve esserci condanna solo se solo se vi è la certezza della colpevolezza. Uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione è la presunzione di innocenza. La cosa importante, dunque, è trovare il vero colpevole". Per questo auspica "una ripresa delle indagini, anche se "è difficile che si riesca fare bene oggi quello che non si è riusciti a fare 35 anni fa. Più passa il tempo più le indagini si fanno complicate. Non bisogna illudersi troppo sulla speranza di ottenere un risultato. Potrebbe restare uno di quei casi il cui il colpevole riesce a sottrarsi alla giusta punizione". Sulle spese processuali che i familiari delle vittime sono stati condannati a pagare Agnoli non ha dubbi, "la decisione, certo, nasce da un principio di legge, ma si poteva trovare il modo di evitarla".