” ““La strada verso la santità è percorribile da tutti, ognuno può essere santo nel quotidiano: santità significa fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita quotidiana”. Lo ha detto il prefetto della Congregazione per le cause dei santi, card. Josè Saraiva Martins, intervenuto ieri sera, alla presentazione del libro del vaticanista Rai Fabio Zavattaro “I santi e Karol”. L’incontro, promosso a Roma dall’Opera romana pellegrinaggi, si è tenuto nel trigesimo della morte (2 aprile) di papa Wojtyla, acclamato più volte “santo” dalla moltitudine convenuta in Piazza San Pietro per le sue esequie. Rispondendo a quanti, a margine dell’anteprima editoriale, gli chiedevano chiarimenti sulla possibilità di un’accelerazione dei tempi per il processo di canonizzazione di Giovanni Paolo II, il card. Saraiva Martins ha affermato: “Non posso far altro che ricordare che, secondo le norme giuridiche, bisogna aspettare cinque anni dopo la morte. Ovviamente, però, il Papa può dispensare da questa norma, quindi se Benedetto XVI lo riterrà opportuno, la dispensa può esserci”. Pur ricordando Giovanni Paolo II come “Vangelo vivente e modello di santità”, il porporato ha tuttavia ammonito a “non confondere l’immagine da lui lasciata e le acclamazioni popolari avvenute l’8 aprile in Piazza San Pietro con un processo di canonizzazione ufficiale”. Per Augusto D’Angelo, dell’Università “La Sapienza” di Roma, “il Papa ha consentito il passaggio da santo come eroe a santo come uomo”, mentre mons. Renato Boccardo, segretario generale dello Stato della Città del Vaticano, ha osservato: “Essere santi è accogliere un dono più che conquistarlo”.