” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Giovanni Paolo II, a trenta giorni dalla giornata straordinaria e toccante del 2 aprile, è già nella storia. O più esattamente e meno banalmente, come ha ricordato il suo successore, da ultimo alla finestra di piazza San Pietro, continua a essere presente, in modo nuovo e non meno efficace, nella vicenda della Chiesa e del mondo. Questa vicenda di continuità e di novità, che si è sviluppata sotto gli occhi del mondo in queste settimane così straordinarie, è ben illustrata dallo speciale vincolo tra l’Italia e la Santa Sede. Che balza oggi in grande evidenza: il presidente Ciampi, infatti, è il primo ospite di Benedetto XVI in Vaticano. Non si tratta solo di un fatto protocollare, ma esprime questa realtà, su cui può essere utile riflettere brevemente. Da un lato, infatti, è evidente che questo legame è fortissimo nella figura stessa del Papa, vescovo di Roma e primate d’Italia. Ma anche dal punto di vista italiano sottolineare il legame con la Santa Sede può essere motivo di speranza e di apertura in un passaggio storico significativo, prima di tutto sul piano etico e culturale. Non è per nulla in gioco la laicità dello Stato e delle istituzioni. Anzi. Da parte cattolica non c’è alcuna rivendicazione e nessun interesse – in questo senso. Anche se periodicamente si levano allarmismi o si scatenano polemiche sui vecchi schemi ottocenteschi. L’unica richiesta è sempre quella della libertà religiosa, sicuro baluardo di tutte le libertà. Il punto non sono le "invasioni di campo". Il punto è il "deserto", come conseguenza di quella che è stata efficacemente definita la "dittatura del relativismo". Il punto non è una lotta di potere, il punto è la persona, il suo futuro e la speranza. Il punto è la libertà, di cui oggi la "questione antropologica" è una frontiera delicatissima e nuova. È dunque il momento, di fronte ad un orizzonte nuovo, di problemi, di angosce, ma anche di speranze e di attese, di innescare un nuovo circuito virtuoso di sviluppo dell’identità. In una recente intervista, il cardinale Ruini ha detto che la Chiesa continuerà a "parlare a voce alta" perché la situazione lo impone. Parlare a voce alta non significa parlare ad alta voce, tentare di imporre alcunché: significa non stancarsi di parlare di Dio e dell’uomo, della verità, della libertà, della carità. Affermare il legame tra l’Italia e la Santa Sede, come affermare il posto del cattolicesimo nell’identità italiana (e non solo, ovviamente), significa dunque mettersi a disposizione, significa assumere un atteggiamento fiducioso e aperto nei confronti dell’avvenire. Ciò esige scelte chiare, ovviamente, in particolare sui grandi temi etici. Oggi è il momento della fiducia e dell’apertura e insieme del coraggio. Il coraggio dell’identità diventa apertura al futuro.