” ““Una ingiusta condanna a morte di un’innocente, in una delle forme più disumane e crudeli, quale quella per fame e per sete”. Così il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, definisce “l’angosciosa, straziante agonia” di Terry Schiavo, che “al di là delle possibili strumentalizzazioni politiche, impone un sussulto di umanità che impedisca l’ormai imminente consumarsi della tragedia”. In una dichiarazione, resa oggi a Radio Vaticana, sulla donna americana di 41 anni (da 15 in “stato vegetativo”) a cui è stato negato di ripristinare l’alimentazione, il porporato spiega: “La prolungata interruzione degli alimenti, nel suo stato impropriamente definito ‘vegetativo’, giacché la donna è sì incapace di comunicare, ma probabilmente come sostengono alcuni massimi esperti del settore soffre della sua condizione, va configurandosi come una ingiusta condanna a morte di un’innocente, in una delle forme più disumane e crudeli, quale quella per fame e per sete”. A proposito di tale “condanna, con tanto di tribunali implicati”, il presidente del dicastero pontificio cita una massima di “antica saggezza”, “in dubio pro reo” (nel dubbio a favore del colpevole, ndr.). “A maggior ragione, il buon senso prima che il buon cuore commenta Martino e, in ogni caso, il doveroso ineludibile rispetto della persona umana, dovrebbero imporre: ‘in dubio pro vita’ ed evitare quello che in pratica e senza eufemismi rappresenterebbe un omicidio, cui è impossibile assistere inerti senza diventarne complici”.