” ““La costruzione del Muro di separazione, che il governo israeliano continua a elevare, sta creando un vero problema umanitario. Il muro, che viene definito “barriera di difesa e di sicurezza”, non è altro che barriera di separazione ma anche di distruzione perché sta distruggendo la vita di centinaia di famiglie palestinesi”. E’ quanto scrive padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, nel messaggio, che verrà letto stasera al termine del seminario pubblico “Il Muro israeliano in Cisgiordania: dati e fatti”, promosso a Roma dalla Caritas italiana. “Il muro si legge nel testo anticipato dal Sir – divide le famiglie separandole dalle loro coltivazioni, dai mezzi di sussistenza e isola le stesse istituzioni religiose. Chiunque abbia avuto modo di visitare le, aree dove il muro è stato costruito ha potuto sperimentare la frustrazione e l’umiliazione sopportata ogni giorno dai palestinesi ai numerosi posti di blocco che impediscono di raggiungere negozi, posti di lavoro, frequenza agli studi, visita ai propri parenti. E’ una realtà terribile”. Ad avviso del Custode il muro costituisce “un problema etico anche per la società israeliana, che non può continuare ad ignorare la sofferenza causata da tale costruzione. La paura, che sembra caratterizzare la scelta della barriera, deve essere superata. Per non vivere nella guerra si deve avere il coraggio di guardare in faccia alle cause della guerra: ingiustizia verso i palestinesi, occupazione dei territori. Allo stesso tempo, tuttavia, il diritto legittimo e indiscutibile alla sicurezza dei cittadini israeliani deve essere affermato con vigore e coraggio maggiori rispetto a quanto fatto nel passato. Gli israeliani non devono essere lasciati soli. La paura non si vince da soli”. Perché la pace diventi realtà, conclude padre Pizzaballa, “dobbiamo educarci al rispetto, all’incontro, al dialogo, al perdono. Tutti i credenti, ebrei musulmani e cristiani, devono essere innanzitutto testimoni credibili di speranza. L’antidoto alla violenza da qualunque parte venga, è creare speranza, educare alla speranza, alla pace e alla non-violenza. E’ nella scuola che si deve cominciare a rieducare la gente alla pace, a credere, a conoscersi e a stimarsi”.