"La nostra indicazione (l’astensione al referendum) è rivolta a tutti gli elettori, non solo ai cattolici". È quanto dichiara il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, in un’intervista rilasciata a "Famiglia cristiana", nel numero in uscita oggi. Nell’anticipazione dell’intervista firmata da Renzo Giacomelli, il cardinale interviene in particolare sul ruolo della Chiesa nel dibattito pubblico in materia di referendum sulla procreazione medicalmente assistita: "Non solo noi vescovi, ma anche tanti altri partiti, forze sociali e culturali, giornali hanno dato indicazioni di voto: non per questo si è detto che trattano gli elettori o i lettori da minorenni. Inoltre, la teoria che la Chiesa possa pronunciarsi solo sui principi e non sulle scelte concrete non ha alcun fondamento teologico. Che la Chiesa possa dare indicazioni concrete su comportamenti pubblici, quando sono in gioco valori molto importanti, non è un fatto nuovo: lo ha sempre fatto". Quanto alla scelta del "non voto" da parte della comunità ecclesiale, Ruini spiega: "La principale preoccupazione dei vescovi e anche di tanti laici, e quindi non soltanto mia, era che la scelta di differenti posizioni portasse al loro reciproco annullamento. L’indicazione della non partecipazione al voto ci è sembrata essenziale per raggiungere seriamente il risultato". Quella del presidente della Cei è quindi l’indicazione di un comportamento preciso al referendum, che però non si estende alle prossime elezioni regionali: "Nel referendum – puntualizza Ruini si tratta di quesiti antropologici ed etici precisi, rispetto ai quali il cittadino diventa legislatore. Nelle regionali la scelta è tra persone, tra gruppi, dei quali l’elettore deve saper valutare programmi e comportamenti, ma non ci si esprime direttamente sui valori".